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In tempi di eventi inattesi e disruptive, il supply chain design assume un ruolo ancora più essenziale. Una corretta pianificazione, infatti, può garantire business continuity e profitability anche negli scenari più incerti.

Un punto sembra oramai assodato: non è possibile prevedere l’imprevedibile. Molto si può fare, però, per pianificare una supply chain resiliente, capace di assorbire l’onda d’urto di eventi disruptive come di cogliere opportunità latenti. In uno studio Capgemini, il 62% dei manager d’azienda intervistati considerava proprio la resilienza della supply chain una priorità nel new normal post-lockdown.

Un supply chain design pensato su questi presupposti diventa, d’altra parte, occasione anche per ottimizzare i processi in funzione di cost-saving. Questo in particolare per ridurre voci di spesa non necessarie, guadagnare in efficienza e assicurare stabilità. Vediamo allora, di seguito, alcuni ambiti su cui il supply chain design dovrebbe concentrare gli interventi. Questo per trasformare in vantaggi competitivi le potenziali criticità nella catena di approvvigionamento e distribuzione.


Analisi di scenario, punto di partenza per il supply chain design

Una pianificazione accurata non può prescindere da un’analisi accurata del contesto in cui si opera. I dati sul mercato target, gli stakeholder di processo, la natura del prodotto al centro della supply chain sono il materiale su cui sviluppare un supply chain design efficiente.  L’analisi di scenario diventa tanto più utile quanto più elevata ne è la data quality. Soluzioni di business intelligence evolute, tools di demand forecast e altri strumenti digitali, meglio se integrati in un’unica piattaforma come in SAP Integrated Business Planning, forniscono da questo punto di vista un importante ausilio operativo.

Sfruttando le funzionalità di analisi predittiva e di simulazione di scenario, gli strumenti digitali riescono così anche a individuare forme e modalità che garantiscono le migliori marginalità. In sostanza, l’analisi di scenario è un primo ambito di ottimizzazione per ottenere un effettivo cost-saving.


Supply chain design e risk management

Se una filiera è una rete di relazioni molto fitta, analizzarne le vulnerabilità e i possibili punti di rottura può, in prospettiva, produrre enormi vantaggi. Ciò tanto in termini di livelli di servizio quanto, più materialmente, per abbattere le voci di spesa.

Non serve ricordare l’impatto negativo di una gestione del rischio non adeguata sulle supply chain, né la frequenza con cui tali rischi si possono verificare. Secondo un sondaggio di Gartner l’89% delle aziende interpellate ha sperimentato in prima persona un evento del genere negli ultimi 5 anni. E questo senza considerare gli eventi relativi al fenomeno Covid.

Individuare i fattori di rischio e mettere a punto azioni consequenziali per minimizzarne l’incidenza è allora un’operazione cruciale, anche se troppo spesso sottovalutata. In termini di supply chain design, ciò significa mettere a punto opportune reti di protezione, che possono consistere per esempio:

- nell’accumulo di scorte strategiche
- nella messa a punto di una vendor list accurata
- in un più costante monitoraggio della domanda e delle possibilità di risposta.

 

Vale la pena ricordare che una strategia efficace di risk management è un altro elemento essenziale di cost saving, oltre che un importante vantaggio competitivo. Una supply chain resiliente offre infatti garanzie di affidabilità e continuità operativa che differenziano in positivo un’azienda e i suoi prodotti.


Ottimizzazione dei processi grazie al supply chain design

Uno dei compiti del supply chain design è, anche e soprattutto, quello di definire un modello operativo ottimale. La pianificazione deve, cioè, puntare a ottenere la massima efficienza al minor costo. A partire da una corretta analisi di scenario, dalla prevenzione degli scenari di rischio e, anche, da una definizione dei processi operativi il più possibile agile e a prova di errore.

Anche in questo caso i tool di supply chain management e planning offrono una vista molto più a fuoco sulle variabili in campo e i possibili efficientamenti. Grazie all’analisi predittiva, per esempio, si possono valutare in dettaglio pro e contro di variazioni di processo, e mettere a punto procedure più agili per rispondere alle fluttuazioni di mercato.

Una ricerca SAP e Oxford Economics esaminava nel 2020 il comportamento di 1000 Supply Chain Leaders. Con questo nome lo studio identificava aziende che si erano distinte per efficienza della propria catena di approvvigionamento, elevati livelli di servizio e cost-effectiveness.  Non stupisce constatare come, tra i fattori alla base di questo successo, ci fosse l’utilizzo delle tecnologie digitali. Nello specifico: l’IoT per il 76% degli interpellati, Big Data e predictive analytics per il 64%.


A ogni azienda la propria filiera

Al di là delle best practices e dei principi generali, per una corretta pianificazione è essenziale riferirsi al quadro operativo concreto in cui agisce una supply chain. Ogni filiera ha un proprio funzionamento, delle criticità e delle potenzialità. Considerare queste specificità in fase di planning serve allora a mettere a punto processi più a fuoco, adeguati e, in ultima analisi, efficienti.

Un supply chain design coerente deve allora in primo luogo analizzare la fattibilità dei processi pianificati, i fattori di rischio, la qualità e la natura delle relazioni tra gli stakeholders, le policies in vigore e gli specifici vincoli operativi. A partire da questo potrà definire processi ottimizzati e ottenere un reale cost-saving.

Per gestire la complessa fase di pianificazione, servono dunque dati affidabili, strumenti agili e un approccio tailor-made. Digitalizzare il supply chain planning può aiutare, in questo senso, a definire processi su misura, standardizzati e, in ultima analisi, più efficaci.

I potenziali benefici di un supply chain design così impostato sono molti. Tra questi, vale la pena citare almeno la diminuzione dei lead-time di prodotto, l’allineamento più puntuale di domanda e offerta, il monitoraggio costante dei processi in corso, un’operatività garantita anche in caso di interruzioni di filiera e, non da ultimo, flessibilità e agilità operativa.

 

Fonti:

https://www.zerounoweb.it/software/erp-crm-scm/supply-chain-ecco-quanto-e-importante-la-resilienza

https://www.gartner.com/en/supply-chain/insights/supply-chain-risk-management